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La lotta contro la criminalità avviene in tutti gli Stati attraverso misure concrete, sia di prevenzione che di coercizione, e con sanzioni penali. 
Il problema della criminalità persiste in tutti gli Stati e la lotta contro di essa è ispirata dalla politica criminale, con soluzioni a livello nazionale. 
Il problema per me da sempre non è il crimine di per sé, ma la ricerca dei motivi che portano un uomo a trasformarsi in un criminale. A trasformarsi, appunto, perché non si nasce criminali.
La mia esperienza, maturata come avvocato penalista, ma anche nel sociale e nel campo dell’educazione, mi ha permesso di sperimentare concretamente che un metodo educativo che insegni ed abitui i ragazzi a confrontarsi con gli altri, sin da piccoli, non con la violenza verbale o fisica, ma attraverso il dialogo, possa davvero cambiare il loro imprinting e determinare profondi cambiamenti nella società che li circonda.
Con il concetto di prevenzione, infatti, si intende adottare misure non solo per impedire l’esecuzione di reati, ma anche metodologie post crimen, per la ri-socializzazione di coloro che sono stati condannati, al fine di evitare che commettano altri reati.
Per il momento mi preme solo sottolineare che, con una serie di misure sociali adottate ai sensi della legge degli organi statali, in stretta collaborazione con varie comunità, associazioni, scuole e istituti carcerari, si potrebbero davvero limitare eventuali rischi di commissione di reato, identificando, neutralizzando e rimuovendo a monte, sotto il profilo soggettivo e oggettivo, tutte le motivazioni che possano indurre o incoraggiare la commissione di reato o di comportamenti anti-sociali, destinati a dare un contributo significativo per tutti i membri della società.
La prevenzione della criminalità è una delle misure multilaterali volte a rivelare, eliminare o ridurre o neutralizzare le cause del crimine, di tipi diversi di loro, e le condizioni che le favoriscono. 
Ciò significa individuare, ad esempio, gruppi di persone con un elevato livello di rischio criminale e ridurlo; rivelare e rimuovere situazioni in alcune aree geografiche o in un ambiente che motiva o provoca la commissione di reati, così come l’individuazione delle persone il cui comportamento indichi la possibilità di commettere reati.
La domanda è: dobbiamo continuare a concentraci su misure punitive e/o coercitive, che non solo riempiono le carceri, ma che possono incidere ancor più negativamente sulla personalità del soggetto, o sarebbe meglio provare a reintegrare gli stessi (del resto nel nostro ordinamento giuridico la pena non è una misura coercitiva ma riabilitativa, cosa che, per una serie di motivi spesso non avviene), ad evitare che i cittadini del futuro siano a rischio di commissione di reati?
La criminologia preventiva, adottata seriamente in Italia, potrebbe dare risposte positive.
Tuttavia lo stesso è un processo multifase e complesso, costituito da elementi interdipendenti. Pertanto, lo sviluppo positivo della società, il miglioramento delle istituzioni economiche, politiche e sociali, contribuirebbe attivamente alla prevenzione generale del crimine. Allo stesso tempo, lo scopo della prevenzione della criminalità non è direttamente orientato al cambiamento della situazione economica, ma influenza una serie di manifestazioni negative come la povertà e, soprattutto nell’attuale situazione economica, la disoccupazione.
Tuttavia, la lotta alla criminalità non è direttamente finalizzata a sensibilizzare la cultura pubblica, ma influenza ovviamente comportamenti, interessi e le motivazioni degli atti umani e quindi la scelta tra il bene e il male, tra il comportamento legale e uno illegale. 

Dott.ssa Avv. Elvira Buttiglione

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