INDAGINI  DIFENSIVE (o investigazioni) – competenze e limiti per l’investigatore privato.

Le indagini difensive sono uno strumento, introdotto nel nostro ordinamento, con la legge 397/2000, al fine di attuare il principio di parità tra accusa e difesa.

Il difensore dovrà valutare, nel caso concreto, se avvalersi o meno di tale facoltà.

Particolare rilevanza assumono le cosiddette fonti dichiarative, per l’importanza che la prova testimoniale ha nel processo penale.

Gli art. 391 bis – 391 ter c.p.p. indicano tre modalità distinte:

  1. a) il “colloquio” che deve essere informale cioè non documentato;
  2. b) le “dichiarazioni” che devono essere scritte e sottoscritte dal testimone e accompagnarsi ad un verbale di ricezione dello scritto, redatto dal difensore;
  3. c) le “informazioni” che il difensore assume a mezzo d’apposito verbale sottoscritto da lui e dal testimone.

Appare opportuno evidenziare come gli atti più importanti “le dichiarazioni” e le “informazioni” non possono essere espletate dall’Investigatore privato autorizzato.

“ La ricezione di dichiarazioni (scritte) e l’assunzione d’informazioni (orali e contestualmente verbalizzate) sono infatti, attività che possono essere condotte esclusivamente dal difensore e da un suo sostituto (non può essere l’investigatore), e sono destinate ad essere documentate con il rispetto delle modalità prescritte dal successivo art. 391 ter cpp; la loro utilizzabilità è disciplinata dagli artt.391 octies e 391 decies cpp.

Il colloquio informale, invece, può essere compiuto anche da investigatori privati autorizzati o da consulenti tecnici officiati dal difensore e, per espressa normativa, ‘in questo caso, l’acquisizione delle notizie avviene attraverso un colloquio non documentato’ “ Cosi ribadito da Unione delle Camere Penali – osservatorio per le investigazioni difensive- e dal Trib. Caltanissetta, ordinanza 31-10-2007.

Le attività di investigazione che il difensore e l’investigatore privato possono effettuare sono comunque qualitativamente e quantitativamente ampie e varie, tali da poter risultare valide, efficaci ed efficienti.

L’autorizzazione che legittima a compiere investigazioni penali è rilasciata dal Prefetto.

Se il privato cittadino, di sua iniziativa, si rivolge direttamente ad un’agenzia d’investigazione privata, il rapporto che si instaura non è quello previsto dall’art. 327 bis c.p.p., ma è regolato dall’art. 135 del Testo Unico delle Leggi di P.S. , in merito si riporta stralcio della sentenza della Corte d’Appello di Trento, Sent. 30.11.2012/03.01.2013

 

“Motivi della decisione

…….
Ritiene la Corte che nessuna censura meriti l’utilizzazione della relazione redatta dall’investigatore privato a richiesta della parte lesa, trattandosi di fonte probatoria ben prodotta dal privato officiato dal diretto interessato e di libera valutazione, non sussistendo nel nostro ordinamento un sistema di prova legale tipicizzato.
Vero è che se a conferire quell’incarico fosse stato il difensore questi avrebbe dovuto osservare la procedura prevista dagli artt. 391-nonies e 327-bis c.p.p., che sono norme a tutela della stessa trasparenza dell’attività del difensore, ma ciò nulla toglie alla possibilità del singolo che ne abbia interesse, di commettere all’investigatore privato autorizzato un tema d’indagine, i cui risultati saranno poi non solo esposti nella relazione finale, quale quella esistente in atti, ma anche direttamente testimoniati dall’investigatore, se citato come teste nell’ambito di un giudizio ordinario.
In questo caso è mancata la citazione del teste autore della relazione, ma ciò non costituisce limite della risultanza probatoria, bensì solo l’effetto della scelta del rito praticata dall’imputato che ha preferito il giudizio abbreviato, così rinunciando di fatto a quella audizione…..”.